Storia dei Casi

Come ho già raccontato, dopo la perdita di mio padre, ho iniziato a dedicarmi completamente ed esclusivamente ad assistere e ad accompagnare le famiglie a richiedere il ristoro dei danni per la perdita drammatica di un loro caro, dovuto all’amianto, in quanto hanno diritto ad un risarcimento.

In questo decennio, abbiamo trattato 400 casi per clienti provenienti da tutta Italia con esito di accoglimento, ossia, con accordo di indennizzo a favore delle loro parenti da parte delle controparti.

Di queste 400, circa 20 sono stati dei giudizi intrapresi in territorio americano, tutti con esito positivo, conclusi con somme di denaro riconosciute.

Per circa 300 casi, invece, c’è stato l’indennizzo, senza nemmeno porre in essere un giudizio, ma solo facendo un accordo preliminare transattivo con gli interessati.

100 sono stati i giudizi che abbiamo instaurato presso i tribunali civili in gran parte d’Italia.

A seguire, a completezza, ho inserito alcune case history seguite da me personalmente. Per motivi di privacy i nomi sono stati abbreviati.

 

G.P.: risarcimento di 1.400.000 Dollari.

G.P. nasce nel 1934 a Taormina, in provincia di Messina, città che lascia per trasferirsi a Torre del Greco in provincia di Napoli, il luogo in cui ha poi creato famiglia, con sua moglie e con la quale avrà tre figli. È qui che comincia la sua carriera di marittimo, proprio perché questa terra ha poco da offrire, se non nella risorsa “mare”, come unico modo per realizzarsi. G.P. viene portato lontano da casa e imbarcato per lunghi periodi. Trascorre venticinque anni, dedicandosi alle macchine navali, prima come Allievo Capitano, poi come Ufficiale ed infine, come Direttore. G.P. lavora per 23 anni su navi italiane e per poco più di 2 per compagnie petrolifere americane, la Gulf Oil Corporation e la Afran Transport Corporation.

Sono proprio quei due anni, a contatto con l’amianto presente sulle navi statunitense, ad essere decisivi per la sua salute. G.P. si ammala di mesotelioma e, come per tanti altri marittimi come lui, la diagnosi arriva a dopo molti anni, quando il mare e le navi, per lui sono diventati ormai solo un ricordo lontano. Dopo aver scoperto la malattia, G.P. e la sua famiglia non si lasciano abbattere: incontrano A.P.I.N. e sono decisi a ottenere una parte di giustizia, sebbene consapevoli che nulla possa far tornare G.P. alla salute di un tempo.

Il giudizio viene incardinato, nel giugno del 2020 presso la Corte Superiore della California, a Los Angeles. A causa delle sue condizioni, G.P. ha partecipato a tutte le fasi processuali in videoconferenza da casa, nella sua Torre del Greco. Otto mesi dopo, grazie all’assistenza legale ricevuta a G.P. viene accordata una somma pari a 1.400.000 Dollari, come parziale risarcimento della malattia che lo ha colpito proprio in quel luogo che avrebbe dovuto rappresentare sicurezza e realizzazione, il suo posto di lavoro, che invece si è rivelato fatale.

A.P.: una prima parte di ristoro, 1.500.000 Dollari, altra ancora da definire.

A.P. ha trascorso 17 anni sulle navi, due dei quali a bordo della flotta americana della California Transport Corporation, oggi Chevron. A.P. nasce a Trapani, inizia nel 1959 come Mozzo e termina nel 1977 come Primo Ufficiale di Coperta. Sceso a terra, la carriera di A.P. prosegue dal 1977 al 2006 con incarichi sempre più importanti, impegnandosi in ruoli decisivi per la sicurezza dell’ambiente di lavoro, in ambito navale e portuale.

Proprio a lui, a cui è tanto cara la salute dei lavoratori, nel 2018 viene diagnosticato un mesotelioma maligno. La causa? Nemmeno a dirlo: l’amianto con cui è venuto a contatto, che rivestiva le navi sulle quali ha lavorato. Purtroppo, come sappiamo, questa è una malattia che non lascia scampo e della quale A.P. conosce tutti i dettagli: è consapevole che l’esito sarà inesorabile, ma nonostante questo, inizierà la sua lotta per ottenere giustizia, motivato anche del fatto che ha vissuto fino a quel momento una vita piena di soddisfazioni e che gli ha permesso di arrivare anche ad un’età importante.

Nel 2019 parte con l’iter giudiziario che lo vedrà protagonista nella battaglia contro le compagnie che gli hanno drammaticamente cambiato la vita. Il ricorso viene depositato presso la Corte Superiore del Texas, a Dallas. Dall’altra parte della sbarra ci sono la Chevron, compagnia armatrice, e tutte quelle ditte come la Kaylo, Westinghouse, Elliot, Exxon, FMC Corporation, Foster Wheeler, Babcock & Wilcox, Chesterton, Garlock, Buffalo, General Electric ed Ingersoll-Rand, Bell & Gosset, ciascuna delle quali citate in giudizio, in quanto responsabili degli allestimenti a bordo delle navi fatti di amianto.

Dopo le contestazioni di routine, tra febbraio e marzo 2019, si tengono delle video-deposizioni, in circa 10 giorni. Il risarcimento da parte dell’armatore è ancora in fase di definizione, mentre quello riconosciuto da una parte delle ditte coinvolte ammonta a complessivi 1.500.000 Dollari. Ad oggi è da concludere il risarcimento della restante parte delle ditte coinvolte.

 

D.S.: due battaglie vinte, una di 2.900.000 Dollari, l’altra di ulteriori 750.000 Dollari.

D.S. nasce a Trapani nel 1957. A 17 anni, dopo aver lavorato per qualche tempo in campagna, abbandona la terra in favore del mare, iniziando la propria carriera da marittimo sulle navi americane di compagnie petrolifere. Dal 1983 in poi, presta il suo servizio, sempre come marinaio, su navi, invece, appartenenti a compagnie italiane. Dopo 41 anni di navigazione, dei quali 9 trascorsi su imbarcazioni statunitensi, scopre di avere un mesotelioma pleurico, all’età di 58 anni, con un figlio adolescente di 14: il suo destino è segnato da un male incurabile.

Pur non conoscendo quanto questo tipo di tumore sia devastante, realizzerà che non potrà più avverare tutti i suoi sogni, comprende che non potrà tornare alla sua amata campagna, dalla quale è partito per un futuro migliore e che non potrà più veder crescere suo figlio. Il suo futuro gli è ormai precluso.

Proprio avendo a cuore suo figlio e sua moglie che è condannato a lasciare, nel giugno del 2018 D.S. decide di prendere in mano quel poco di vita che gli restava, con estremo coraggio e determinazione. Abbiamo depositato presso la Corte Suprema della California un ricorso contro le compagnie americane responsabili di allestimenti, elementi meccanici e di coibentazioni presenti a bordo delle navi fatte di solo amianto. I nomi delle compagnie: FMC Corporation, Crane, Buffalo Pumps, Air&Liquid System Corporation, Foster Wheeler, General Electric, Chesterton, Garlock e Ingersoll-Rand.

La malattia avanza, ma D.S. non molla, è deciso a combattere. Vuole portare avanti la battaglia contro chi lo ha fatto ammalare, utilizzando le uniche armi che ha a disposizione: verità e conoscenza.

D.S. con estremo orgoglio e dignità scende in campo per la sua personale “guerra”. Se non per il dono più grande, quello della vita, almeno vince due battaglie economiche: da una ha ottenuto 2.900.000 Dollari, dall’altra ulteriori 750.000 Dollari. Anche se a soli 61 anni, nel novembre 2018, D.S. ha lasciato questa vita terrena, ha portato con sé la gioia nel cuore di aver potuto dare un futuro migliore a sua moglie e suo figlio.

 

A.P.: in soli 35 mesi si è ammalato fatalmente; indennizzo di 800.000 Dollari.

A.P. nasce nel 1953 a Procida: nella piccola isola l’attività di marittimo è così diffusa che ogni suo abitante ha almeno un nonno, uno zio o un parente prossimo che ha svolto o svolge ancora ad oggi questo lavoro.

La storia di A.P. è davvero singolare: come marittimo ha svolto il suo servizio per soli 35 mesi, appena, quindi tre anni, dunque non una vita intera come negli altri casi. Meno di tre anni che gli sono però bastati affinché l’amianto svolgesse il suo triste “compito”. A.P. nel 1973 è assunto come Giovanotto di macchine; successivamente viene nominato operaio motorista allievo Ufficiale di macchine per poi chiudere la sua carriera come primo Ufficiale.

Una carriera, come detto, molto breve, ma fatale: 26 mesi e 15 giorni su navi battenti bandiera nazionale, 8 mesi e 7 giorni su navi americane, Getty e Texaco, le compagnie petrolifere che si sarebbero poi fuse all’attuale Chevron.

A.P. nel 2018, dopo 45 anni dal suo primo imbarco, lascia famiglia, parenti e amici. La causa? Tumore al polmone, ovvero mesotelioma, causato, come scientificamente accertato, dall’esposizione alle fibre di amianto delle quali navi americane erano foderate.

La causa per l’indennizzo dura appena pochi mesi, prima del suo decesso. Il giudizio viene incardinato nel Delaware, presso la Corte Superiore distrettuale degli Stati Uniti, ma lui partecipa al dibattimento in videoconferenza, dall’Italia, da casa sua sulla piccola Procida. Il procedimento si è concluso con un risarcimento di 800.000 Dollari.

 

S.A: indennizzo di 1.000.000 di Dollari.

S.A. nasce nel 1948 a Pozzallo, in provincia di Ragusa, una città con altissima vocazione marittima. S.A. risponde a quella che è la tradizione dei suoi luoghi di appartenenza e inizia la sua avventura in mare nel 1964, terminandola nel 2002. Incaricato come Giovanotto di coperta, diventa poi Mozzo, per chiudere la sua carriera come Marinaio. S.A. ha navigato per 23 anni, 13 dei quali con navi battenti bandiera nazionale e quasi 9 anni con bandiera estera; precisamente con le compagnie petrolifere americane Phillips Petroleum Company, Cosmopolitan Shipping Company e Ultramar.

Il giudizio viene incardinato presso la Corte Superiore della California, a Los Angeles, ma il procedimento della durata di 6 mesi, si è svolto in video conferenza dall’Italia, nel paese di residenza di S.A. Il risarcimento ottenuto è stato pari a 1.000.000 di Dollari.

 

E.C.: due risarcimenti, uno di 3.000.000 di Dollari, l’altro 1.000.000 Dollari.

E.C. ha lavorato per 27 anni come marittimo, 18 dei quali passati a bordo di navi americane “targate” Chevron. È un caso raro perché sono in pochi che hanno prestato così tanti anni allo stesso armatore. Originario di Gaeta, E.C. sale per la prima volta a bordo di una nave nel 1966 come Giovanotto di macchina; dopo aver ricoperto le mansioni di 3°, 2° e 1° Ufficiale di macchina, nel 2002, l’ultimo sbarco, lo vede come Direttore di macchina.

E.C. lascia moglie e due figli nell’ottobre del 2017 all’età di 68 anni, colpito da mesotelioma pleurico diagnosticato solo un anno prima, nel 2016. Per lui, uomo di grande esperienza e cultura, la malattia non è stata di certo un mistero. Sapeva benissimo che la patologia diagnosticata non gli avrebbe lasciato scampo, ma ha combattuto con le poche forze rimaste fino all’ultimo, sia contro la sua malattia che nella causa contro le compagnie americane proprietarie di navi che per quasi 20 anni sono state la sua seconda dimora.

La storia giudiziaria di E.C. comincia nei primi mesi del 2017, con un giudizio incardinato presso la Corte Superiore della California, a Los Angeles. Dopo alcune contestazioni di rito, ma puntualmente tutte superate, nel giugno del 2017 cominciano le video-deposizioni, a blocchi di 5/7 giorni consecutivi di lavoro, sino ad arrivare all’ultima nell’agosto del 2017.

Durante le video-deposizioni E.C. è stato sottoposto a interrogatori da parte dei vari avvocati della controparte, ossia la Chevron, la compagnia armatoriale e dalle altre compagnie, come la Exxon, FMC Corporation, Foster Wheeler, General Electric, Chesterton, Garlock ed Ingersoll-Rand, tutte citate in giudizio, come responsabili degli allestimenti, elementi meccanici e coibentazioni presenti a bordo delle navi in amianto. In tutto questo, E.C. voleva ottenere giustizia: infatti, nonostante le precarie condizioni fisiche, non mancava mai di avere una pronta ed immediata risposta.

Al termine del procedimento, il risarcimento riconosciuto dall’armatore è ammontato a 3.000.000 di Dollari, quello invece riconosciuto dalle altre aziende complici è stato complessivamente di 1.000.000 Dollari.

Ecco, queste alcune delle storie di miei clienti, tutti accomunati dalla stessa sorte. Triste sorte.

Uomini che hanno dedicato la propria vita al mare.

Uomini ingiustamente volati in Cielo, colpiti da una malattia dolosa.

Uomini dal grande onore, che nonostante tutto, hanno voluto rendere giustizia.

Uomini dal grande cuore, che hanno voluto donare alla propria famiglia un futuro migliore.

Uomini che da lassù, assieme a mio Padre, Michele, saranno senz’altro felici, nel sapere che le loro vicende, seppur tristi sono servite ai posteri.

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